Cookie Law: è passato quasi un anno, cosa è cambiato?

E’ da quasi un anno che il termine ultimo per adeguare i siti web alle leggi europee sui cookie è scaduto anche in Italia. Certo, si è gridato “al lupo, al lupo” forse un po’ troppo presto, ma fatto sta che parecchi siti in Italia si sono adeguati – parzialmente – rispetto a quello che è stato (male) spiegato dal Garante sulla Privacy (o chi per lui).

Il problema dei cookie è diventato attuale, anche in Italia, lo scorso anno, semplicemente per il fatto che c’è stata la corsa alla protezione di diritti inalienabili della persona anche su internet. Tutto vero e incontrovertibile, ma vai a dire a colossi del calibro di Google, Facebook, Yahoo, Microsoft, Ebay, Amazon, etc etc che il problema reale della stragrande maggioranza dei siti web in relazione ai cookie era, ed è, dovuto proprio alla loro azione di profilazione degli utenti e degli accessi. Perché, se non loro, a chi interessa una profilazione per la rivendita delle pubblicità nei portali di terze persone?

Infatti, la problematica relativa alla garanzia sull’informativa per i cookie non si poneva tanto per i webmaster e gestori di siti web che altro non facevano (e fanno) che pubblicare e diffondere contenuti gratuitamente (o meno) sul web, disinteressandosi quasi in toto della profilazione degli utenti, ma proprio per i colossi del web che profilano utenti e rivendono la pubblicità, targetizzandola al massimo. Del resto è proprio questo che garantisce agli inserzionisti che investono il loro denaro per le pubblicità sul web un minimo di ritorno.

Credits:CreativeMotions.it

Credits:CreativeMotions.it

Cercando quindi di riassumere quello che veniva richiesto dal Garante sulla privacy in Italia, e quello che in realtà è stato apportato sui siti web del Belpaese, con inserimenti di banner informativi ‘a gogò’ e blocchi sui cookie di profilazione reali pressoché nulli, ecco quello che è avvenuto:

I webmaster hanno gridato allo scandalo, perché inseguiti da una norma improvvisamente troppo stringente e che richiedeva talvolta competenze di programmazione che vanno al di là delle reali conoscenze della metà dei gestori di siti web in circolazione.

I semplici gestori di siti web hanno accettato di buon grado e senza fiatare interventi a pagamento da parte di web master presunti ‘risolutori di problemi’, per inserire quanto prima banner e informativa. Ma inconsapevoli, perché in realtà quello che chiede la norma: blocco dei cookie preventivo, sblocco solo per azione dell’utente, non profilazione anche di terzi (non direttamente gestibile da nessuno se non dai colossi stessi che profilano) e tante altre complesse dinamiche che, in pratica, richiederebbero una mezz’oretta di lettura e accettazione da parte di un utente, prima di poter leggere il contenuto che aveva cercato in tutta libertà.

Il garante ha messo tariffe e multe, stabilendo importi davvero incredibili per qualcosa che un semplice webmaster non può direttamente gestire. In questo caso, e vista la poca chiarezza di una legge (‘interpretata’ in Italia partendo da quella europea) quasi incomprensibile e che è possibile soddisfare al 50%, sarà bene sempre rivolgersi ad esperti del settore, come esperti avvocati di diritto tributario a Palermo.

I colossi se ne sono stra-fregati.

Ad un anno circa dal termine ultimo, quindi, non ci resta che vedere banner mal scritti sui cookie, informative pressoché assenti, utenti che non si sentono per nulla tutelati e anzi si annoiano a dover vedere coperte (specie per chi naviga da mobile) da fastidiose tendine le pagine che vogliono leggere, web master che meccanicamente preparano informative e banner, Garante che dice comunque: “prima di multare mandiamo preavvisi, diamo tempo di adeguarsi, etc etc”, i colossi continuano a fregarsene e profilano a mai finire attraverso social, portali video, pubblicità, aree di appartenenza e quant’altro.

Infine, a distanza di un anno, siamo nella stessa situazione di prima, con l’eccezione che buona parte dei siti web in Italia e in Europa risulta decisamente più ‘sporca’, di banner pseudo-informativi.

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